I kamikaze: un breve riassunto
Raccontare il fenomeno dei Kamikaze è complesso e non basta certo un semplice articolo per far capire le tante
sfaccettature: politico, militare, morale, sociale e religioso.
Cercheremo di fare ora un breve riassunto salvo
poi tornare sull'argomento con altri articoli esaminando più in dettaglio singoli argomenti correlati a questo
fenomeno così unico nella storia militare.
Nell'Ottobre del 1944 l'impero nipponico era in grave pericolo: una serie di sconfitte avevano posto termine
all'espansionismo giapponese. Il divario di tecnologia, di mezzi e di uomini con le forze militari americani, dopo
essersi via via ridotto, cominciava a pendere a vantaggio degli Stati Uniti la cui avanzata pareva ormai
inarrestabile.
In quegli ultimi mesi del 1944 gli occhi dell'esercito degli Stati Uniti si erano posati sulle Filippine. Ci si
aspettava una invasione in grande stile e nelle alte gerarchia militari giapponesi c'era la convinzione che quella
sarebbe stata forse l'ultima occasione per il Giappone di risollevare il corso della guerra che ormai sembrava
irrimediabilmente segnato.
Fu allora che l'ammiraglio Takijiro Onishi, comandante della 1ma Flotta Aerea con base a Manila, nella
convinzione che le normali armi non sarebbero bastate a fermare il nemico, propose l'idea di aerei che si sarebbero
dovuti deliberatamente schiantare contro le navi americane. Nacque così la Forza Speciale d'Attacco Shinpu.
La parola "Shinpu" si traduce dal giapponese come "vento divino". Un errore di traduzione da parte di un militare
americano ha trasformato questa parola in "Kamikaze" che vuol dire anch'esso "vento divino" e per di più si
scrive nella stessa maniera. Poi la parola "Kamikaze" ha preso velocemente piede in tutto il mondo ed in breve ha
sostituito quella originaria.
La parola si riferisce al famoso fatto riguardante la fallita invasione del Giappone da parte delle orde del re
mongolo Kubilai Khan. In ben due occasioni, nel 1274 e nel 1281, le flotte mongole vennero distrutte da
provvidenziali tifoni che quindi assunsero la definizione di "vento divino" come se fossero stati gli dei a mandare
i tifoni per proteggere il Giappone.
La prima Forza Speciale d'Attacco venne così creata poco dopo la metà di Ottobre del '44. Quattro furono
gli squadroni costituiti: Shikishima, Yamato, Asahi e Yamazakura. Il loro compito era quello di colpire le portaerei
americane rallentando in questo modo l'avvicinarsi della flotta americana alle Filippine e permettere l'arrivo della
flotta imperiale giapponese per quella che sarebbe dovuta essere la battaglia decisiva per le sorti del Giappone.
Il sacrificio di quei giovani piloti, come era prevedibile, fu inutile: gli americani sbaragliarono la flotta
nipponica, sbarcarono a Leyte e conquistarono le Filippine.
Nonostante ciò gli attacchi Kamikaze continuarono fino all'ultimo giorno di guerra ed ebbe la sua massima
attività nella primavera del 1945 e, in particolar modo, durante la battaglia di Okinawa.
L'ammiraglio Onishi, da tutti considerato, il padre dei Kamikaze, qualche giorno dopo la fine della guerra si
suicidò con il tradizionale harakiri.

