I kamikaze: un breve riassunto


di Cristiano Suriani

I 47 roni Raccontare il fenomeno dei Kamikaze è complesso e non basta certo un semplice articolo per far capire le tante sfaccettature: politico, militare, morale, sociale e religioso.
Cercheremo di fare ora un breve riassunto salvo poi tornare sull'argomento con altri articoli esaminando più in dettaglio singoli argomenti correlati a questo fenomeno così unico nella storia militare.

Nell'Ottobre del 1944 l'impero nipponico era in grave pericolo: una serie di sconfitte avevano posto termine all'espansionismo giapponese. Il divario di tecnologia, di mezzi e di uomini con le forze militari americani, dopo essersi via via ridotto, cominciava a pendere a vantaggio degli Stati Uniti la cui avanzata pareva ormai inarrestabile.
In quegli ultimi mesi del 1944 gli occhi dell'esercito degli Stati Uniti si erano posati sulle Filippine. Ci si aspettava una invasione in grande stile e nelle alte gerarchia militari giapponesi c'era la convinzione che quella sarebbe stata forse l'ultima occasione per il Giappone di risollevare il corso della guerra che ormai sembrava irrimediabilmente segnato.
Fu allora che l'ammiraglio Takijiro Onishi, comandante della 1ma Flotta Aerea con base a Manila, nella convinzione che le normali armi non sarebbero bastate a fermare il nemico, propose l'idea di aerei che si sarebbero dovuti deliberatamente schiantare contro le navi americane. Nacque così la Forza Speciale d'Attacco Shinpu.

La parola "Shinpu" si traduce dal giapponese come "vento divino". Un errore di traduzione da parte di un militare americano ha trasformato questa parola in "Kamikaze" che vuol dire anch'esso "vento divino" e per di più si scrive nella stessa maniera. Poi la parola "Kamikaze" ha preso velocemente piede in tutto il mondo ed in breve ha sostituito quella originaria.
La parola si riferisce al famoso fatto riguardante la fallita invasione del Giappone da parte delle orde del re mongolo Kubilai Khan. In ben due occasioni, nel 1274 e nel 1281, le flotte mongole vennero distrutte da provvidenziali tifoni che quindi assunsero la definizione di "vento divino" come se fossero stati gli dei a mandare i tifoni per proteggere il Giappone.

La prima Forza Speciale d'Attacco venne così creata poco dopo la metà di Ottobre del '44. Quattro furono gli squadroni costituiti: Shikishima, Yamato, Asahi e Yamazakura. Il loro compito era quello di colpire le portaerei americane rallentando in questo modo l'avvicinarsi della flotta americana alle Filippine e permettere l'arrivo della flotta imperiale giapponese per quella che sarebbe dovuta essere la battaglia decisiva per le sorti del Giappone.
Il sacrificio di quei giovani piloti, come era prevedibile, fu inutile: gli americani sbaragliarono la flotta nipponica, sbarcarono a Leyte e conquistarono le Filippine.
Nonostante ciò gli attacchi Kamikaze continuarono fino all'ultimo giorno di guerra ed ebbe la sua massima attività nella primavera del 1945 e, in particolar modo, durante la battaglia di Okinawa.
L'ammiraglio Onishi, da tutti considerato, il padre dei Kamikaze, qualche giorno dopo la fine della guerra si suicidò con il tradizionale harakiri.