L'imperatore Taisho - Seconda parte
(1912 - 1926)


di Cristiano Suriani

L'Imperatore Taisho Il 30 luglio 1912 il Giappone venne funestato da un evento che fece scalpore: la morte dell'Imperatore Meiji. Considerato il padre del Giappone moderno, Meiji portò il Paese fuori da una situazione di arretratezza sociale, economica, politica e militare cui l'avevano costretta 250 anni di isolamento quasi completo voluto dallo shogunato Tokugawa. Fu anche il primo Imperatore, nella storia giapponese, ad emanare una Carta Costituzionale : la famosa Costituzione Meiji.
Con la morte dell'Imperatore si chiudeva un'era di tumultuosa spinta in avanti per il Paese e se ne apriva un'altra piena di incertezze sia per fattori interni che esterni. Il Giappone si trovava in uno spartiacque tra antico e moderno; le forze che un tempo avevano regolato la vita politica e civile del Paese mal accettavano il nuovo, la modernità: ne è esempio la Genro, un organismo extra-costituzionale, a cui accenneremo più oltre. Ad aumentare lo stato di angoscia, sopravvenne una rivolta in Cina che aveva rovesciato la dinastia Manchi a favore di una Repubblica, ma la situazione rimaneva molto caotica e regnava l'incertezza di quali sarebbero state le ripercussioni sui rapporti con il Giappone e sui suoi stessi interessi economici.
Nonostante la simpatia che circondava il nuovo Imperatore, molti, specialmente tra la nobiltà, la classe politica, la Corte e la stessa famiglia, consideravano il giovane Yoshihito troppo inesperto e debole - anche a causa della sua già ricordata malattia - per poter incarnare una monarchia forte e capace di affrontare con efficacia le sfide di un mondo moderno ormai alle porte.

Dopo la morte del vecchio Meiji, il Primo Ministro Saionji Kinmochi ebbe una riunione con il Consiglio Privato (un organismo che, appunto, aveva lo scopo di consigliare l'Imperatore) e con alcuni ministri del suo governo per scegliere il nome da dare alla nuova era. La scelta cadde sul nome "Taisho" (Grande Giustizia), termine tratto da un'antica opera letteraria cinese. L'inizio del regno di Yoshihito fu alquanto sfortunato: in Novembre del 1912 scoppiò la prima grande crisi politica della storia giapponese. Grazie ad alcune disposizioni della Costituzione, insieme ad una legge approvata sul finire del secolo precedente, le Forze Armate erano responsabili solo verso l'Imperatore e non verso la Dieta e il governo. Questo portò ad una indipendenza di fatto dei militari dal governo nel quale comunque erano rappresentati con due ministeri: dell'Esercito e della Marina. La prerogativa di nominare questi ministri spettava alle Forze Armate e non al Primo Ministro. Quando il governo si rifiutò di accordare fondi all'esercito per la costruzione di due nuove divisioni, questi semplicemente non nominò il suo ministro, che doveva prendere il posto di quello dimissionario, facendo così cadere il governo Saionji.
La Genrō era un organismo, non contemplato dalla Costituzione, composto da anziani uomini di Stato che, per la loro esperienza e autorevolezza, erano considerati i padri del Giappone moderno. Questo era un organismo ormai in declino, con pochi poteri, ma che manteneva gelosamente la sua prerogativa di proporre all'Imperatore il nome del Primo Ministro. Dopo la morte del leader morale del gruppo, il Principe Itō Hirobumi, assassinato nel 1909, il personaggio più influente del gruppo divenne il Principe Yamagata Aritomo, un'aristocratico ostile ai partiti e ai governi come espressione del partito di maggioranza. Yamagata era una vecchia volpe dalla politica e non poteva farsi sfuggire, data la debolezza del sovrano, la possibilità di manipolarlo in modo che nominasse, ai posti chiave, suoi protetti; e così piazzò Katsura Tarō, un suo uomo di fiducia, in due posti chiave quali quello di Gran Ciambellano e di Lord Custode del Sigillo Privato. Katsura divenne poi Primo Ministro dopo le dimissioni di Saionji. La nomina di Katsura fece precipitare la crisi: venne accusato di servirsi dell'Imperatore per salvaguardare i suoi interessi e di cercare di tirarlo nell'agone politico quando gli chiese, in quanto Capo Supremo delle Forze Armate, di mettere in riga la Marina che aveva chiesto, inutilmente, fondi per la costruzione di nuove unità da guerra. Il giovane Imperatore Yoshihito dovette quindi barcamenarsi tra quelli che lo strattonavano di qua e di là senza poter imporre il proprio prestigio come sarebbe successo se fosse stato nel pieno delle sue capacità fisiche e mentali.
La crisi politica si concluse drammaticamente nel febbraio del 1913 quando una serie di tumulti, scoppiati in varie parti del Paese fra cui, il più importante proprio davanti alla Dieta, convinse il governo alle dimissioni.
Come è già stato detto, Yoshihito era un ammiratore del Kaiser Guglielmo II al punto da imitarlo nel modo di vestire e nei classici baffi. Il monarca nipponico si deve, quindi, essere trovato in serio imbarazzo quando, il 23 agosto 1914, dovette promulgare un documento in cui dichiarava guerra alla Germania. Il Premier Ōkuma Shigenobu, con la maggior parte dei ministri, era del parere, invece, che bisognasse rispettare il trattato stipulato con la Gran Bretagna che prevedeva, tra l'altro, l'assistenza militare nel caso uno dei due contraenti fosse stato attaccato. La guerra, per il Giappone, fu un successo: entro la fine del 1914 eliminò la presenza tedesca dall'Oceano Pacifico; prese possesso delle sue, poche, colonie; si vide riconosciute le sue pretese sulla Cina ed entrò a pieno titolo tra le potenze militari.
Purtroppo la situazione di salute dell'Imperatore non dava certo segnali di miglioramento, anzi: gli intrighi politici e di palazzo, le continue ingerenze e pressioni di Yamagata, i problemi inerenti alla guerra lo portarono ad uno stato di depressione e di grande stanchezza. Dal 1918 la sua presenza sulla scrivania di lavoro si fece sempre più rada e con sempre minor frequenza venne informato sull'andamento delle operazioni militari. Nel dicembre di quell'anno non fu neanche in grado di presenziare all'apertura della sessione della Dieta. All'inizio del 1919 venne colpito dal primo di una serie di ictus che l'avrebbero accompagnato fino alla morte. Nello stesso periodo, a complicare il quadro clinico, comparve anche un problema al nervo sciatico.
La situazione era difficile e il momento storico non ammetteva l'esistenza di una monarchia debole in Giappone: una decisione doveva essere presa in fretta. A metà giugno cominciò a circolare la parola "reggenza"; vennero interpellati i collaboratori più stretti dell'Imperatore, i principali protagonisti della politica del periodo, i membri della famiglia. Tutti, eccezion fatta per la moglie piuttosto dubbiosa, convennero che era venuto il momento di associare al potere, con il padre, il giovane Hirohito. Forse, dal punto di vista medico, una reggenza non sarebbe stata necessaria, ma gli avvenimenti mondiali convinsero sulla necessità di avere una monarchia forte capace di superare indenne quegli anni difficili. Molte monarchie, durante la guerra, e negli anni successivi, vennero travolte dalla furia repubblicana: lo zar Nicola II, travolto dalla Rivoluzione d'Ottobre, venne fucilato, il Kaiser tedesco Guglielmo II e l'Imperatore Austro-Ungarico Francesco Giuseppe furono destituiti e i due paesi divennero repubbliche; c'era poi un altro pericolo costituito dalle idee socialiste che, dopo la vittoria bolscevica in Russia, stavano creando problemi anche all'interno del Giappone: la Rivolta del Riso del 1918 poteva essere vista come una prova generale di una più massiccia rivolta che avrebbe finito per travolgere una istituzione millenaria come la monarchia del Crisantemo. Per questo non si poteva certo rimanere a guardare il succedersi degli eventi anche perchè la presenza del malato Yoshihito sul trono rischiava di dare l'immagine di una monarchia debole: c'era, invece, bisogno di un sovrano forte e nel pieno delle capacità fisiche e mentali.
Come detto il popolo era ignaro delle condizioni di salute del suo Imperatore: la notizia della reggenza sarebbe stata uno shock dalle conseguenze imprevedibili; quindi si decise di preparalo mediante l'emissione di una serie di bollettini medici che, un po' per volte, avrebbero comunicato al popolo le reali condizioni del sovrano.
Intanto il primogenito Hirohito, per prepararlo al meglio, venne mandato in Europa per un tour in cui incontrò, tra gli altri: il Re inglese Giorgio V, il Re d'Italia Vittorio Emanuele III, il Papa Benedetto XV. Il viaggio fu un indubbio successo.
La mattina del 25 novembre 1921 il Consiglio della Famiglia Imperiale decise, all'unanimità, per la reggenza. Dopo la ratifica da parte del Consiglio Privato, l'Imperatore Yoshihito emise un editto imperiale firmato con il suo sigillo assieme a quello del figlio.

Iniziò così il periodo della reggenza: la parte finale della vita di Yoshihito. L'Imperatore, di fatto, sparì dalla scena e furono molto poche le sue uscite pubbliche come, nel maggio del 1925, per le grandi manifestazioni in occasione del 25mo anniversario del suo matrimonio. Nel dicembre dello stesso anno venne colpito da un ictus ed un altro lo colpì all'inizio dell'anno successivo. Nel dicembre del 1926 arrivò l'ictus più violento che lo ridusse ad uno stato vegetativo. Dal 10 dicembre venne emesso quotidianamente un bollettino sul suo stato di salute. Il paese visse giornate di angoscia: tutto il popolo era al capezzale del suo Imperatore; le cerimonie festose vennero posticipate, gli scioperi sospesi e non mancarono i suicidi di coloro che avevano deciso di precedere il proprio Imperatore nel regno dei morti.
Il 25 dicembre, giorno in cui nei Paesi occidentali si festeggia il Natale, l'Imperatore Yoshihito, circondato dai parenti più stretti, spirò: aveva 47 anni.
Dopo la morte il sovrano, com'era consuetudine, assunse il nome con cui era chiamato il suo regno: Taisho.

Prima parte (1879 - 1912)