Il Giappone e la
Prima Guerra Mondiale
Dell'impegno e del ruolo del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, si sa molto. Poco invece si sa di cosa fece
il Paese nipponico nel primo conflitto mondiale.
Anche il Giappone vi partecipò - contro gli Imperi Centrali - anche se il suo impegno fu abbastanza limitato.
Ma proprio in quegli anni si possono scorgere i primi segni di quello che poi succederà, nei decenni
successivi, nell'area del Asia Orientale e dell'Oceano Pacifico.
Tokyo, con il minimo sforzo, ottenne grandi risultati e solo l'ottusità delle nazioni vincitrici (Stati Uniti
e Gran Bretagna in primis) impedì di bloccare sul nascere le mire espansionistiche giapponesi e, se l'avessero
fatto, probabilmente la tragedia della Guerra del Pacifico si sarebbe potuta evitare.
Nel Luglio del 1912 terminò l'era Meiji che ebbe un grande ruolo nella Storia del Giappone; sconfitto lo
shogunato Tokugawa, il Paese, nel giro di pochi decenni, passò da un Paese ancora feudale ad una "democrazia"
parlamentare che velocemente stava recuperando terreno nei confronti delle grandi potenze occidentali.
Dal 1912 - e rimase in carica fino alla sua morte avvenuta nel Dicembre del 1925 - salì al trono del
Crisantemo, l'Imperatore Taisho.
Il periodo Taisho viene considerato dagli storici un periodo di traghettamento dall'era Meiji all'era Showa che ebbe
il suo apice con la Seconda Guerra Mondiale.
Il governo non era ancora completamente nelle mani dei militari e i giochi tra i partiti politici, che si stavano
formando, decideva il succedersi dei governi. Almeno dal punto di vista della politica il Paese si era allineato
alle grandi democrazie occidentali.
In Europa, con l'assassino dell'Arciduca Francesco Ferdinando (28 Giugno 1914), la situazione si andava
velocemente degradando. Il 28 Luglio scoppiò la guerra che sarebbe durata più di 4 anni facendo milioni
di morti.
Nel governo di Tokyo esistevano simpatie sia per la Gran Bretagna e sia per la Germania.L'esercito imperiale era
modellato su quello prussiano - cioè tedesco - mentre la marina aveva istruttori provenienti dalla Marina
Militare inglese.
Nel 1902 il Giappone aveva siglato un accordo con la Gran Bretagna di reciproca assistenza e il Primo Ministro
Yamagata Aritomo decise di rimanere fedele agli impegni rispondendo positivamente alla richiesta di aiuto da
parte dell'allora Primo Lord dell'Ammiragliato, Winston Churchill. Gli Inglesi, pesantemente impegnati sul
fronte europeo, avevano bisogno del Giappone per proteggere le colonie asiatiche dalla minaccia proveniente dalle colonie
tedesche.
Militarmente il Giappone era una potenza in veloce ascesa; una decina di anni prima aveva sconfitto la Russia e la
sua marina ormai era la più potente a solcare le acque dell'Oceano Pacifico.
La Germania, nell'oriente asiatico, aveva diverse colonie tra cui il porto di Tsingtau, le isole Marianne, le isole
Caroline e le isole Marshall.
Il 15 Agosto 1914 venne inviato un ultimatum alla Germania affinchè abbandonasse queste colonie. Alla scadenza
dell'ultimatum - il 23 Agosto -, non avendo ottenuto nessuna risposta, venne dichiarata guerra alla Gemania.
Le isole vennero conquistate immediatamente e senza problemi. Al porto di Tsingtau venne attuato un blocco. Ci
furono anche diverse scaramucce con la flotta tedesca guidata dall'Ammiraglio Maximillian Von Spee.
Fu proprio in questa occasione che fecero la loro comparsa, per la prima volta, aerei imbarcati a bordo di una nave:
nella fattispecie quattro idrovolanti Farman erano imbarcati sulla nave appoggio Wakamiya Maru.
Il 7 Novembre del 1914 i tedeschi si arresero e così già alla fine del primo anno di guerra i tedeschi
erano stati scacciati dall'Estremo Oriente e la flotta dell'Ammiraglio Von Spee rientrò in Atlantico dove
venne poi distrutta dagli inglese al largo della Falkland.
Il compito della marina nipponica era ora quello di scorta, di pattugliamento e di trasporto truppe.
Con le potenze impegnate in Europa, il Giappone cercò di approfittarne per estendere il suo domino coloniale
sull'Asia; nel 1915 inviò a Pechino le "21 richieste" che, se accettate, avrebbero ridotto la Cina ad un
protettorato di Tokyo. Su pressione della comunità internazionale il documento venne ritirato, ma il conflitto
armato con la Cina era solo rinviato di qualche anno.
Economicamente la guerra, per il Giappone, fu una vera manna; il grande aumento delle esportazioni di materiale
bellico e di generi alimentari verso i paesi dell'Alleanza, diedero un grande impulso alle industrie locali.
Nel 1917 la Gran Bretagna chiese al Giappone di partecipare alle operazioni nel Mediterraneo: operazioni di scorta e
di trasposto truppe. Tokyo quindi inviò l'incrociatore Akashi e otto cacciatorpediniere nell'area mediterranea.
Le navi non vennero mai coinvolte in scontri a fuoco, ma diedero comunque un prezioso apporto logistico.
Nell'ultimo anno di guerra il Giappone partecipò ad una spedizione - insieme agli Alleati - per proteggere la
Siberia orientale dai Bolscevichi - in quella zona c'erano numerosi depositi di armi.
La Prima Guerra Mondiale finì e il Giappone ebbe la possibilità di sedersi al tavolo dei vincitori.
Ottenne un seggio permanente nella Lega delle Nazioni e si vide assegnate le ex colonie tedesche nell'Asia Orientale.
Nella guerra il Giappone perse appena 2000 uomini, ma ottenne molto; oltre alle colonie, ottenne, dalla
comunità internazionale, anche il sostanziale via libera all'espansione coloniale a scapito della Cina.
Quello che non riuscì ad ottenere fu una clausola, da inserire nel documento finale, in cui veniva enunciato
il concetto di uguaglianza razziale fra tutti gli uomini: per molti occidentali, soprattutto tra gli americani, i
"musi gialli" giapponesi erano ancora degli essere inferiori.