Hiroshima
6 Agosto 1945
Si era ormai alla fine della seconda guerra mondiale, il Giappone era allo stremo e lo scontro militare con gli Stati Uniti,
dopo alcuni successi iniziali, si stava rivelando una disfatta totale, a tal punto che ormai tutti si aspettavano, da un
momento all'altro, l'invasione del suolo nipponico da parte degli americani.
All'interno del Giappone
sempre più personalità del governo e dell'esercito cominciarono a prendere in considerazione l'idea di una resa incondizionata che, almeno,
avrebbe risparmiato ulteriori sofferenze ad una popolazione stremata per i continui bombardamenti; basti pensare nel Marzo
del '45 un massiccio bombardamento su Tokyo uccise circa 100.000 persone.
La giunta militare,
invece, era dell'avviso che bisognasse combattere ad oltranza, fino al sacrificio
estremo.
Gli americani, intanto si preparavano al peggio; uno sbarco su territorio giapponese, i cui piani erano già pronti,
sarebbe stato comunque rischiosissimo e pesantissimo per le perdite che ci sarebbero state. Conoscevano la caparbietà
e il coraggio del soldato giapponese e una eventuale invasione. ammesso che fosse coronata da un successo, avrebbe prolungato
di molti mesi la fine del conflitto.
Iniziarono quindi a circolare voci, tra i capi americani, su come poter terminare la guerra nel minor tempo possibile
e, possibilmente, con il minor numero di perdite tra gli americani.
Ormai si aveva perso la speranza di una resa incondizionata dei giapponesi anche se, si dice, comunque, che dei colloqui
segreti fra le due parti fossero in corso.
Proprio in quell'anno gli scienziati del progetto Manhattan riuscirono ad ottenere i primi significativi
successi negli studi sul nucleare. Il 16 Luglio del 1945, nel New Mexico, esplose la prima bomba atomica in quello che
passò alla storia come Trinity test. Bisogna però dire che i lavori degli
scienziati ricevettero un grande
impulso dal Presidente Harry S.Truman che era deciso ad usare l'atomica per porre fine alla guerra contro
il Giappone.
Quindi era questa la soluzione che gli americani intendevano prendere per abbreviare la durata del conflitto:
lanciare una o più bombe atomiche sul Giappone. Gli ambienti militari erano propensi a gettare la bomba, non tanto per
distruggere impianti militari o depositi di armi, ma con lo scopo di provocare il maggior numero di perdite umane sperando,
in questo modo, di indurre i capi militari giapponesi alla resa incondizionata. Lo scoppio doveva quindi essere devastante e
spettacolare.
Alla corsa verso il nucleare parteciparono numerosi scienziati tra cui ricordiamo: Fermi, Oppenhaimer, Einstein, Szilard,
Lawrence e molti altri.
Nel 1939 l'ungherese Szilard ebbe per primo l'idea di creare un ordigno capace di sprigionare una grandissima quantità di energia.
Naturalmente era di vitale importanza che il progetto rimanesse segreto e fu solo a partire dal 1942 che si cominciò a pensare a come costruire una bomba atomica.
A questo punto tra gli scienziati sorse la questione morale sull'uso dell'atomica. Ormai era chiaro che la volontà del Presidente era quella di
usare la nuova bomba per porre termine al conflitto e nessuno meglio di loro poteva immaginare la catastrofe che avrebbe provocato
lo scoppio di un simile ordigno; avrebbero avuto sulla coscienza la morte di centinaia di migliaia di persone e la costruzione di un terribile strumento
di morte.
All'interno del gruppo si formò quindi un gruppo di scienziati, guidati dall'ungherese Szilard, che cercò di convincere il Presidente a non
intraprendere quella strada: se proprio bisognava lanciare una bomba atomica sul Giappone, lo si facesse almeno in una zona desertica a scopo
dimostrativo.
Ma Harry S. Truman fu irremovibile e, spalleggiato da Oppenhaimer, respinse le richieste del gruppo di Szilard.
Agli inizi del Maggio del '45, mentre in Europa, la Germania
nazista si arrendeva, a Los Alamos ci fu una riunione per decidere l'obbiettivo
su cui sganciare la bomba. In lizza c'erano, oltre ad Hiroshima, anche Kyoto,
Yokohama, Niigata e Nagasaki. Il segretario del Ministero della Guerra Henry
L. Stimson, anni prima, aveva passato la luna di miele a Kyoto di cui
conservava un bel ricordo: così piena di cultura e di storia.
Fu forse questo a salvare la città .
Purtroppo nessuno aveva passato la luna di miele ad Hiroshima che quindi venne scelta come obbiettivo primario; se il tempo non
avesse reso possibile il lancio, lo sgancio della bomba sarebbe avvenuto su un altro obbiettivo della lista.
La città venne scelta anche perchè, essendo circondata da colline, gli effetti della bomba sarebbero stati amplificati.
Little Boy era il nome in codice che venne dato alla bomba che sarebbe stata lanciata sull'obbiettivo
prescelto: la città di Hiroshima. L'ordigno aveva una lunghezza di 3 metri e un diametro di 71 cm. Pesava circa 4 quintali.
Il compito di trasportarla e di sganciarla venne dato al colonnello Paul Tibbets pilota del B29
chiamato Enola Gay.
Partendo dalla base di Tinian e dopo 6 ore di volo l'Enola Gay, scortato da altri due B29, arrivò sui cieli di Hiroshima
dove, alle 8:15, sganciò la bomba atomica. Solo il comandante era a conoscenza della missione. Il resto dell'equipaggio sapeva che la
loro era una missione particolare, ma nulla di più .
Little Boy esplose a 600 metri di altezza e gli effetti furono devastanti; 70-80.000 persone morirono sul colpo
e spesso senza nemmeno accorgersi di quello che stava succedendo. La distruzione raggiunse un raggio di 1,6 chilometri e si stima
che tra l'80% e il 90% della città fu distrutta o danneggiata. Ma la cosa peggiore furono le radiazioni che continuarono ad
uccidere anche molti anni dopo la fine della guerra.
I governanti nipponici non fecero in tempo a capire cosa fosse successo che gli americani lanciarono, tre giorni dopo, il 9
Agosto, una seconda bomba atomica sulla città di Nagasaki.
A questo punto le cose in Giappone, nei piani alti del comando, cominciarono a cambiare; l'imperatore
Hirohito, che finora aveva lasciato
carta bianca alla giunta militare e si era disinteressato della gestione del potere, prese in mano la situazione facendo valere l'enorme prestigio
derivante dalla sua figura (ricordiamo che, all'epoca, era ancora considerato un semi-dio) e convinse i capi militari che bisognava porre termine alle sofferenze della
popolazione ed indusse la giunta ad accettare il documento della Dichiarazione di Potsdam che in pratica erano le condizioni che gli americani ponevano al
Giappone sconfitto. Il, giorno dopo, il 15 Agosto, in un famoso e drammatico discorso radiofonico,
l'Imperatore annunciò alla nazione la resa e la sua intenzione di rinunciare,
per se e per i suoi successori, a qualsiasi prerogativa di carattere divino, Il 2 Settembre 1945, a bordo delle USS Misouri, la delegazione giapponese, guidata dal
ministro degli esteri Mamoru Shigemitsu, firmò ufficialmente la resa ponendo così fine alla guerra del Pacifico e alla seconda guerra
mondiale.
L'Enola Gay ora è conservato al "National Air and Space
Museum's Steven F. Udvar-Hazy Center" vicino all'aeroporto Dulles di Washington.
Il colonnello Paul Tibbets non si è mai pentito.
Considerazioni
Gli storici dibattono vivacemente sull'opportunità che avevano gli americani di lanciare quelle bombe atomiche. Era veramente necessario,
come sostengono gli americani, o è stata una inutile atrocità inferta, oltretutto, sulla popolazione inerme ?
L'esercito giapponese era ormai quasi totalmente distrutto; la flotta e l'aviazione non poteva certo rappresentare un problema per
la potenza degli Stati Uniti. Ciononostante una invasione del suolo nipponico era
difficilissima da attuare ed anche molto pericolosa.
Forse fu proprio la volontà americana di abbreviare la guerra che indusse il Presidente a decidere l'uso dell'atomica, ma forse ci furono altre,
e non meno plausibili, motivazioni.
La guerra in Europa era già finita da qualche mese e l'Unione Sovietica, una volta distrutta la Germania nazista, si era volta ad Oriente dichiarando
guerra al Giappone. Se la guerra fosse andata avanti ancora per molti mesi, se non anni, l'Unione Sovietica avrebbe potuto approfittare della
caduta dell'impero nipponico per occupare altri territori, oltre a quelli già occupati nell'Europa Orientale. L'URSS avrebbe potuto rivendicare il
diritto di sedersi al tavolo dei vincitori anche nella guerra del Pacifico. Abbreviando la guerra gli Stati Uniti avrebbe potuto evitare
questo pericolo.
Oltretutto il lancio della bomba atomica risultò essere un messaggio di potenza e di avvertimento al resto del mondo. Ormai era chiaro che,
una volta sconfitte le forze dell'asse, sarebbe nato, come il trattato di Yalta confermò, un mondo guidato da due
superpotenze che si sarebbero affrontate
più o meno apertamente, fino alla fine degli anni '80. Gli Stati Uniti, con quella bomba, lanciarono una specie di segnale di avvertimento all'Unione Sovietica, un
monito a non andare oltre. Ricordiamo che negli ambienti americani più oltranzisti c'era la convinzione che la guerra
dovesse continuare
fino alla distruzione anche dell'Unione Sovietica.
Infine, altra ipotesi, è possibile che gli Stati Uniti temessero, o fossero a conoscenza, che altri paesi
stessero per ottenere la bomba atomica.
La corsa al nucleare, durante la seconda guerra mondiale, coinvolse più paesi; probabilmente anche il Giappone aveva intrapreso degli studi con lo scopo
di arrivare alla costruzione di un ordigno atomico; il primo che avesse raggiunto questo risultato, con tutta probabilità avrebbe vinto la
guerra. Questo forse spiega la velocità con la quale gli americani decisero l'uso dell'atomica.
Comunque non ho certo la presunzione di dare una risposta precisa a questa domanda. Dico solo che, secondo il mio parere, la morte di queste centinaia di migliaia di persone, non è stata vana; ha fatto nascere nel mondo la coscienza che bisogna porre un freno alla mostruosità della guerra e ai suoi effetti più devastanti. Forse è proprio grazie al sacrificio di Hiroshima e Nagasaki che oggi esiste un movimento che si batte per l'eliminazione del nucleare dagli arsenali militari.