Il sumo

Chi conosce il Giappone, non può non aver assistito, anche distrattamente, ad un match
dello sport nazionale nipponico: il Sumo.
Il Sumo, come si può intuire, è uno sport
piuttosto particolare. A dire la verità le regole non sono molto complicate; vince chi
atterra o spinge l'avversario al di fuori del dohyo, il recinto di gioco entro il quale
si affrontano i contendenti. La particolarità di questo sport sta piuttosto nella varietà
di riti propiziatori e di gesti che donano all'evento un alone di misticismo.
Per
esempio lo shiko prevede che i contendenti stiano uno di fronte all'altro, con le
ginocchia piegate, sbattendo alternativamente i piedi, come gesto di sfida. Altro gesto
rituale è il lancio di un pugno di sale, prima dell'incontro, come atto propriziatorio e
benaugurante.
Ogni anno si svolgono 6 tornei, ognuno dei quali della durata
di 15 giorni. Ogni atleta è chiamato a fare un incontro al giorno. Si aggiudica il torneo
chi vince il maggior numero di incontri e il vincitore viene premiato con la coppa
dell'Imperatore. Ci sono poi altri premi: per la miglior tecnica, per la combattività ,
ecc.
Alla fine di ogni torneo viene stilata la nuova classifica, banzuke, che tiene
conto dei riultati ottenuti. Se un lottatore, detto rikishi, vince almeno 8 incontri sale
di categoria (kachikoshi), mentre, al contrario, se ne perde almeno 8, viene degradato
al livello più basso (makekoshi). Invece per i lottatori che appartengono alle categorie
più alte, il passaggio ad un altro livello, è più complicato.
Come si vede nel sumo
le categorie non si basano sul peso, come nel pugilato, ma sulla bravura dei singoli
rikishi.
Al vertice della classifica c'è la categoria speciale Yokozuna a cui, di
solito, appartiene un solo atleta, il migliore. Questo lottatore rappresenta lo spirito
del Sumo ed ha una forte valenza simbolica; non può essere retrocesso e, quando la sua
carriera è in fase calante, è tenuto a ritirarsi per non dover subire delle sconfitte che
per lui sarebbere come delle umiliazioni.
La storia del Sumo si perde nella
notte dei tempi. Contrariamente a quanto si pensi, non è nato in Giappone, ma si pensa che
provenga dalla Corea o daila Cina.
Oggigiorno viene praticato professionalmente
solo in Giappone, anche se pure in altri paesi viene praticato più o meno seriamente.
Addirittura in Italia esiste, all'interno delle Federazione Italiana Judo, Lotta, Karatè
e Arti Marziali, una piccola sezione dedicata al Sumo.
Ma nel campionato nipponico
non ci sono solo atleti giapponesi, ma vi militano anche Americani, Bulgari, Mongoli e
asiatici in generale.
E' uno sport che, a dire la verità , non affascina molto i
giovani giapponesi ed è per questo che sono sempre più gli atleti stranieri che militano,
anche con successo, nei tornei nippponici, facendo inorridire i puristi.
Alla
pratica di questo sport non sono ammesse le donne che, oltretutto, non possono neanche
arbitrare gli incontri; le donne, al limite, possono partecipare ai tornei amatoriali. Al
di fuori del Giappone, invece, esistono anche squadre di Sumo femminile.
Infine un
accenno alla dieta. I lottatori di Sumo, per ottenere una corporatura imponente, devono
seguire una certa dieta fatta di piatti ipercalorici come il Chanko Nabe fatto da una
varietà impressionante di ingredienti.
Ho fatto una piccola panoramico su
questo sport di cui i giapponesi sono grandi estimatori. Per noi occidentali è un pò
difficile capire cosi ci sia di affascinante in due montagne di carne che si scontrano
cercando di spingersi a vicenda fuori dal dohyo. E' innegabile, comunque, che i costumi,
i riti, la terminologia rendano affascinante questo sport che è più complesso di quello
che potrebbe sembrare. La sua valenza va oltre al semplice atto agonistico, ma tocca
anche la religione, la società e la cultura.

