Un grave problema sociale
il suicidio
Il nuovo Premier Yukio Hatoyana - l'ha affermato nel suo discorso di investitura - è intenzionato ad
affrontare un grave fenomeno che ormai è diventato un vero e proprio problema sociale, quello dei suicidi.
Negli ultimi undici anni le statistiche, impietosamente, rivelano che avvengono più di trentamila suicidi
all'anno: un problema enorme che ora il governo intende combattere efficacemente, almeno nelle intenzioni.
Anche gli ultimi governi hanno emesso leggi per cercare di combattere il fenomeno, ma, visti i risultati delle
statistiche, bisogna riconoscere che si sono rivelati inefficaci.
Rapportando il numero dei suicidi alla popolazione, ne esce un indice che pone il Giappone al primo posto in questa
triste classifica.
Le motivazioni che spingono un giapponese all'insano gesto non sono molto diverse rispetto al resto del mondo. La
maggior parte dei suicidi era affetta da una situazione di depressione. Ci sono poi i problemi economici dovuti alla
crisi che sta attraversando il Giappone; dopo un periodo di boom economico, il Paese sta attraversando una grave
crisi - la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale - che ha rivoluzionato il modo di vivere dei giapponesi
che sono chiamati ad affrontare problemi, fino a ieri sconosciuti, quali l'incertezza economica, la disoccupazione,
il licenziamento.
Tra le motivazioni spiccano poi i problemi di salute e la mancanza di comunicazione con i famigliari. Di particolare
preoccupazione è l'alto numero di suicidi tra i giovani. Uno studio ha rivelato che fra i giovani suicidi, la
mancanza di valori, l'assenza di fiducia nel futuro e il fenomeno del bullismo, sono le motivazioni principali.
Ma in Giappone i numeri non sarebbero così impietosi se non ci fosse quell'humus culturale così
particolare su cui vale la pena di spendere qualche parola.
Nel paese del Sol Levante il suicidio ha radici storiche, culturali e religiose molto lontane.
Già attorno dell'anno mille veniva praticato dagli eroi sconfitti, il Seppuku, il suicidio rituale con il
quale si uccidevano piantandosi una corta spada "Tantoo" nello stomaco.
Per il codice del guerriero non poteva esistere la resa, la sconfitta, la prigionia: tutte cose che avrebbero
portato disonore a se e alla propria famiglia.
L'unico modo che aveva un samurai per uscire a testa alta da una sconfitta era quella di morire in maniera atroce
dimostrando agli amici, alla famiglia e agli avversari, tutto il suo coraggio e onore.
Si diceva che il modo in cui si muore può dare valore alla propria vita e che la vera natura di un guerriero
si rivela al momento della morte.
Questa usanza del Seppuku è durata per secoli fino alla Seconda Guerra Mondiale: l'ammiraglio Takijiro
Onischi, dopo la resa del Giappone, si uccise mediante il Seppuku.
Nel 1970 la stessa terribile auto-punizione venne scelta da Yukio Mishima, uno dei massimi scrittori
giapponesi.
La società giapponese non ha mai condannato moralmente il suicidio considerato un modo onorevole per lasciare
questo mondo, una forma di riscatto personale.
Inoltre qui, a differenza del mondo cristiano occidentale, la religione non esercita un formidabile freno sugli
aspiranti suicidi. Il Cristianesimo considera il suicidio un gravissimo peccato contro Dio che è l'unico che
può toglierci la vita, in Giappone, invece, sia lo Scintoismo che il Buddismo, non condannano il suicidio; per
il buddismo la morte è solo il passaggio da una forma all'altra di esistenza.
Molti, poi, puntano il dito contro i media che troppo spesso nei film, nei serial tv, negli sceneggiati, rappresenta
il suicidio in un contesto romantico, quasi fosse un gesto nobile. Questo rischia di causare emulazione tra i
giovani.
E' famoso il caso della cantante Yukiko Okada, giovane promessa della musica giapponese, che oltre ad
essere una talentuosa ragazza, era anche molto affascinante. All'età di 18 anni, nel 1986, si uccise gettandosi
dal tetto del Sun Music Building di Tokyo. Questo tragico fatto scatenò un'ondata di suicidi, tra i giovani, in tutto il Paese.
Ma quali sono le misure da prendere per combattere questo fenomeno ?
Cambiare una mentalità radicata nella Storia e nella cultura secolare di un Paese, è molto difficile, ma
il governo ha varie proposte che si spera più efficaci di quelle varate durante i governi di centro-destra.
La società giapponese impone che tutti siano sorridenti e felici in pubblico: i problemi devono rimanere
nascosti. La cronica mancanza di dialogo all'interno della famiglia giapponese, costringe molti depressi a tenersi
tutta la negatività al proprio interno e, senza possibilità di poterla scaricare all'esterno, prima o
poi la pressione diviene intollerabile e il suicidio diviene la soluzione più ragionevole.
Fino ad ora in Giappone il numero degli psicologi è troppo limitato per poter far fronte a questo grave
problema ed inoltre mancano del tutto delle strutture pubbliche di ascolto dove queste persone possano riunirsi,
ascoltarsi a vicenda e sfogare tutta la propria disperazione.
Il nuovo Premier Hatoyama vuole ora sia aumentare il corpo medico addetto alla cura di persone con disturbi mentali
e sia creare strutture di ascolto pubbliche.
Altra speranza arriverà dalla condizione economica del Paese che, secondo le recenti stime, dovrebbe
migliorare nel prossimo anno e sicuramente anche questo porterà ad un calo del numero dei suicidi.
Ma le misure non si possono certo limitare a qualche provvedimento legislativo; bisogna anche togliere l'alone di
romanticismo che ancora circonda questo gesto, considerarlo - se non un peccato contro Dio - un modo "poco onorevole"
per fuggire da tutti i problemi.
Soprattutto sui giovani bisognerebbe lavorare combattendo il fenomeno del bullismo scolastico che è uno dei
principali motivi di suicidio fra i giovani e i giovanissimi.
In conclusione: il problema è molto grave, ma i punti su cui intervenire ci sono, e non sono pochi.