Il sistema scolastico
Ogni Paese che si rispetti deve tenere nella massima considerazione l'istruzione dei giovani che sono la risorsa
più importante su cui investire per il futuro.
Importante, quindi, è avere un sistema scolastico valido che possa valorizzare ed aiutare i giovani ad
assimilare correttamente ed efficacemente le nozioni di cui avranno bisogno per affrontare poi, con successo, il
mondo del lavoro, la società, le difficoltà della vita.
Tutti i Paesi devono quindi puntare molto sull'istruzione dei giovani, e il Giappone non è da meno, anzi.
I giovani giapponesi che escono dall'università hanno una preparazione tra le più alte in confronto ai
neo-laureati degli altri Paesi.
Si potrebbe quindi dire che il sistema scolastico giapponese sia il migliore ?
Certo, ma ci sono però anche molte critiche che si possono muovere verso questo sistema che dà molto ai
giovani, ma chiede anche in cambio molto.
Con l'era Meiji venne attuata una modernizzazione anche del sistema scolastico modellandolo sul sistema francese.
Anche la scuola risentì degli effetti dell'apertura del Paese al mondo esterno.
Molti studenti vennero mandati all'estero per assimilare la tecnologia occidentale, maestri occidentali vennero
chiamati ad insegnare nelle più prestigiose scuole del Paese.
Il gap scientifico, politico, militare e sociale con le potenze occidentali era nettamente sfavorevole al Giappone
che quindi doveva rimboccarsi le maniche per recuperare lo svantaggio. La scuola assunse quindi un aspetto
fondamentale.
Negli anni del militarismo la scuola era controllata direttamente dall'esercito; utilizzava suoi istruttori che
avevano il compito di preparare adeguatamente i giovami alla guerra.
Con la sconfitta della Seconda Guerra Mondiale il sistema scolastico venne riformato dagli Americani sia nel
contenuto che nella forma la quale continua ad esistere ancora oggi.
Il sistema scolastico giapponese si basa sulla formula 6-3-3-4 (6 anni di elementari, 3 di medie inferiori, 3 di
medie superiori, o liceo, e 4 di università). Naturalmente la struttura non è rigida e può
cambiare a seconda del tipo di iter scolastico che ogni studente sceglie di intraprendere dopo la scuola
dell'obbligo; come vedremo, ci sono alti tipi scuole, poi c'è il settore privato, le specializzazioni.
L'anno scolastico inizia in Aprile e finisce a Marzo dell'anno dopo. In Giappone anche l'anno fiscale inizia ad
Aprile che è un po' il mese in cui, finito l'Inverno, rifiorisce la vita: oltretutto Aprile è anche il
mese in cui sbocciano i ciliegi.
L'anno scolastico è composto da tre parti intervallati da un periodo di vacanza: un paio di settimane in
Autunno ed in Inverno e sei settimane in Estate.
L'obbligatorietà di frequentazione termina con la scuola media, ma una altissima percentuale di ragazzi
(più del 90%) va al liceo e quasi il 50% degli studenti si iscrive poi all'università o al junior college.
Prima di iniziare la carriera scolastica, i bambini frequentano l'asilo nido e la scuola dell'infanzia. Non sono
obbligatori anche se sono molti i bambini che li frequentano. La maggioranza degli asili sono privati e sono molto
utili soprattutto per i genitori che lavorano. Però non sono pochi i genitori che preferiscono, invece, dare
loro le prime conoscenze ai figli in età pre-scolare.
All'età di sette anni si entra alle elementari, scuola di primo grado del sistema scolastico. Qui, come per la
scuole media, quasi non esistono scuole private. Il numero di scuole private aumenta considerevolmente a partire
dal liceo e, attualmente, rappresenta circa un quarto degli istituti.
L'obbligatorietà termina dopo nove anni di scuola, alla fine della scuola media. Comunque la stragrande
maggioranza dei ragazzi continua gli studi.
La scuola media e il liceo, rappresentano il momento più importante e più impegnativo ella carriera di
uno studente.
Contrariamente all'Italia, in Giappone c'è un solo tipo di liceo che prepara i ragazzi per l'università.
Accanto al liceo, esiste la scuola professionale che, invece, dà una preparazione specifiche per chi intende
entrare poi nel mondo del lavoro. Ci sono istituti tecnici per imparare l'agricoltura, la pesca, l'economia,
l'architettura, l'edilizia e così via.
A partire dall'entrata nei licei, sia nel settore privato che in quello pubblico, molte scuole e università
prevedono degli esami di ammissione. Queste prove rappresentano l'incubo di tutti gli studenti giapponesi; se uno
vuole ottenere un buon lavoro, deve frequentare gli istituti più prestigiosi, ma per entrarvi deve sostenere
un esame molto impegnativo.
Nel paese ci sono 726 università tra nazionali, locali e private (college). L'università dura quattro
anni e, successivamente, ci sono ulteriori corsi di specializzazione.
La vita dello studente, a parte i primi anni, è molto impegnativa e stressante.
Inizia alle 8 di mattina e la giornata scolastica termina nel primo pomeriggio. Il pranzo viene servito direttamente
nell'aula che, alla fine delle lezioni, gli studenti devono pulire.
Dopo lo studio, gli impegni continuano. Nelle scuole ci sono molti club a cui i ragazzi partecipano; i club possono
essere sportivi (baseball, nuoto, calcio, arti marziali) o culturali (inglese, musica). Ci sono poi club dove si
possono imparare la Cerimonia del Tè, l'Ikebana, lo Shodo.
Finiti questi impegni, molti studenti passano a frequentare le scuole Juku: scuole private che possono servire ad
integrare l'insegnamento avuto a scuola. Gli studenti le frequentano nel caso abbiano bisogno di ripetizione o per
prepararsi meglio ai fatidici esami di ammissione.
Gli istituti scolastici, non comprendono solo le aule di lezione, ma anche laboratori, auditorium, l'infermeria, la
palestra e un campo sportivo.
Come si è visto il sistema scolastico giapponese è molto impegnativo. Ha consentito al Giappone di avere
una qualità dell'istruzione tra le più alte nel mondo, ma c'è anche il rovescio della medaglia.
I ragazzi devono sopportare una notevole pressione per poter aver una buon curriculum scolastico. Spesso questa
tensione la scaricano sugli elementi più deboli della classe e questo rappresenta una principali cause di
bullismo che tanto preoccupa la società nipponica. Anche il numero di suicidi tra i ragazzi in età
scolastica è preoccupante; le vittime del bullismo e chi non riesce a sopportare la pressione imposta dalla
scuola, costituiscono la quasi totalità dei suicidi tra i giovani.
E' vero però che un impegno scolastico della durata anche di dieci ore al giorno - compresa l'attività
sportiva - contribuisce a tenere impegnati gli studenti e quindi, si potrebbe dire, li toglie dalla strada.

