Yokohama Shashin
Nella seconda metà dell'Ottocento, il Giappone finalmente si aprì al mondo esterno e i porti di Yokohama, Hakodate e
Nagasaki cominciarono ad ospitare i primi battelli stranieri.
Nell'opinione pubblica occidentale c'era enorme curiosità circa questo misterioso paese di cui fino ad allora si era
sempre favoleggiato.
I racconti dei marinai e dei commercianti che, per ragioni di lavoro, avevano visitato quel paese, non erano
sufficienti per soddisfare la curiosità della gente.
Con l'apertura del Giappone al mondo esterno, nel Paese cominciarono ad arrivare anche i primi turisti. che
desideravano riportare in Patria dei souvenir come testimonianza delle incredibili bellezze e particolarità di quel
Paese per due secoli quasi completamente chiuso agli stranieri.
L'arte della fotografia era allora agli albori e non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione. Fotografi occidentali e
giapponesi fiutarono subito l'affare e aprirono studi a Yokohama e a Nagasaki. Le foto dei giapponesi nei loro
particolari indumenti, dell'ambiente urbano, delle bellezze naturali, dei monumenti e dei templi, colorati a mano da
esperti artigiani, ebbero subito un enorme successo.
Nacque così la Yokohama Shashin, la "fotografia in stile Yokohama".
Foto colorate a mane, con un pigmento giapponese, particolarment adatto per quell'utilizzo, venivano venduti, ai
turisti, in album contenenti circa 50 foto.
A partire dagli anni '60 del XIX secolo e fino agli albori del XX secolo, queste fotografie furono uno dei
principarli beni di esportazione dell'artigianato giapponese.
Il successo della Yokohama Shashin fu così esteso che presto sorsero numerosi studi fotografici anche nel resto del Paese. Nei numerosi studi fotografici vennero impiegati molti artigiani locali con il compito di colorare a mano le foto che oggi sono di inestimabile valore per la loro testimonianza della cultura e degli usi del Giappone della fine del XIX secolo.
E' curioso notare che tra i pionieri di questa arte, che segnarono la storia della fotografia in stile Yokohama,
troviamo due italiani: Felice Beato (poi naturalizzato inglese) e Adolfo Farsari
Alcune foto, davvero molto belle, le potete vedere in questi siti:
Old Photos of Japan
Philipp March Old Japan Photography