Due parole sul terremoto
di Sendai
Venerdi 11 marzo, alle 14:46 (ora di Tokyo), si è scatenato uno dei più tremendi terremoti di sempre.
L'intensità è stata misurata in 9.0 gradi e l'epicentro è stato localizzato in mare a 72
chilometri dalla costa della regione di Tohoku, ad una profondità di 24 chilometri. Pochi minuti dopo questo
disastroso sisma, uno tsunami, con onde alte oltre 20 metri, si è abbattuto sulla costa della prefettura di
Miyagi seminando morte e distruzione. Non sono note al momento le cifre definitive, ma le perdite di vite
umane potrebbero superare la cifra di 20.000.
Questo è solo l'ultimo dei disastri naturali (escludendo quindi il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki) che
hanno colpito il Giappone durante la sua Storia. Come non ricordare, per rimanere in tempi non molto remoti, il
Grande Terremoto del Kanto, che distrusse Tokyo nel 1923 (più di 100.000 morti) o il Grande Terremoto di
Hanshin (6.434 morti) che, nel 1995, colpì la città di Kobe.
Il Giappone è un Paese che con i terremoti ha imparato a convivere. L'arcipelago sorge in una delle zone
più sismiche della Terra, il cosiddetto "Anello di Fuoco", in cui si incontrano diverse placche
tettoniche, che va dalla Nuova Zelanda fino al Sud America passando per le Filippine, il Giappone e la costa
orientale del continente americano.
Sono centinaia i terremoti, quasi tutti di scarsa potenza per fortuna, che ogni anno colpiscono il Paese del Sol
Levante. Di conseguenza il Giappone è il Paese che maggiormente ha sviluppato una politica volta a limitare al
massimo i danni umani e materiali derivanti da un evento sismico. Esercitazioni che coinvolgono la popolazione, un
sistema di monitoraggio e di allarme dell'imminente arrivo dell'onda sismica, rigide leggi anti-sismiche che ogni
nuova costruzione deve rispettare, sono solo alcune delle misure che il Paese ha preso per cercare di limitare i
danni di un possibile terremoto. E' proprio grazie a questi accorgimenti che il bilancio di vittime, seppur molto
alto, non abbia raggiunto dimensioni apocalittiche. Nel caso del terremoto del Tohoku, le perdite umane sarebbero
state molto di meno se non fosse arrivata la grande onda dello tsnumani che ha portato devastazione su ampie zone
della costa nord-orientale del Giappone. Purtroppo il Paese si è trovato impreparato di fronte alla furia
dello tsunami.
In un Paese che sorge su quattro placche tettoniche diverse, è facile aspettarsi una notevole irrequietezza
sismica, e vulcanica, che, ogni tanto, purtroppo, genera terremoti distruttivi. In questo scenario non può
certo tranquillizzare la presenza di centrali nucleari; attualmente, in Giappone, ci sono 55 impianti nucleari
molti dei quali costruiti negli anni '70. Seppure costruiti per resistere a terremoti di elevata potenza, molti
impianti, fra cui quello di Fukushima, sono in pericolo di fronte ad uno tsunami particolarmente devastante
come quello che ha colpito la prefettura di Miyagi e la cui potenza ha sorpreso gli stessi scienziati. Il danno
prodotto all'impianto atomico di Fukushima è enorme e, al momento, il pericolo di un disastro nucleare ancora
più grande non è stato scongiurato; ci vorranno decenni prima che spariscano gli effetti delle
radiazioni in quella zona.
Questo incidente, come quello di Chernobyl, nel 1986, deve necessariamente fare riflettere
sull'opportunità di continuare nell'uso del nucleare, sia per uso civile che militare. Nello stesso Giappone,
che ha investito moltissime risorse nello sviluppo di questa energia al fine di diminuire la dipendenza dal
petrolio, cominciano ora a levarsi, soprattutto nella società civile, voci di dissenso sull'utilizzo del
nucleare.

