Il Giappone chiede scusa per
le colpe del passato
La seconda guerra mondiale è terminata ormai da 65 anni, ma al Giappone ancora si chiede un passo per
chiudere del tutto sulle sue responsabilità del periodo coloniale e militare del paese. Corea, del Nord e del
Sud, e Cina, i paesi che hanno maggiormente sofferto per l'imperialismo nipponico, ancora non sono soddisfatte e
chiedono un pieno riconoscimento delle responsabilità dei militari giapponesi negli anni della prima
metà del XX secolo. In effetti i governanti di Tokyo non hanno fatto molto per andare incontro alle richieste
dei potenti vicini asiatici. Il comportamento giapponese, su questo punto - le responsabilità dei militari -,
è apparso ambiguo: sono note le polemiche cinesi sul sacrario di Yasukuni o sui libri di testo di Storia dove
la guerra contro la Cina viene presentata come un incidente, una guerra di difesa piuttosto che una guerra di
aggressione. Tokyo, chiaramente, non difende l'operato dei militari e il loro comportamento in quegli anni, ma su
certi particolari c'è una divergenza di vedute che a Seoul e a Pechino non piace.
I problemi maggiori sono con la Cina e recentemente è stata costituita una commissione, formata da studiosi
dei due paesi, per stabilire cosa veramente sia successo nelle vicende belliche che hanno contrapposto i due paesi.
Il compito non era semplice in quanto gli argomenti da affrontare erano molti: le cause del conflitto, le
attività dell'Unità 731 ad Herbin, la strage di Nanchino, solo per citare i più noti.
Il risultato a cui è arrivata la commissione è stato considerato soddisfacente da entrambi i paesi: per
la prima volta il Giappone ha usato la parola "aggressione" in relazione alla guerra contro la Cina. Questo è
sicuramente un passo notevole verso la normalizzazione dei rapporti tra i due paesi. D'altronde gli odierni rapporti
diplomatici con la Cina, la Corea del Sud e la Russia, sono eccellenti, ma non ottimi per la presenza, appunto, di
queste vecchie scorie che risalgono ormai a più di mezzo secolo fa, ma che ancora non si riesce a trovare il
modo di eliminare del tutto.
Rimane ancora una divergenza e la commissione non è riuscita a conciliare le due parti. Il problema riguarda
le perdite cinesi durante il massacro di Nanchino. Il 13 Dicembre 1937 le truppe imperiali, dopo un furioso assalto,
entrarono nell'allora capitale cinese: fu un massacro di donne, bambini ed anziani. La autorità cinesi, nel
dopoguerra, probabilmente con fine propagandistico, hanno valutato in 200.000 le perdite civili in quello che
è passato alla Storia come lo "Stupro di Nanchino". Studi nipponici ridimensionano di molto le cifre
portandole a 20-30.000 perdite, non nascondendo comunque le gravissime responsabilità dei suoi militari.
Come spesso accade, e come hanno confermato studi di terze parti, la verità sta nel mezzo. Purtroppo neanche
il nuovo clima politico che si respira a Tokyo è riuscito a trovare una soluzione con Pechino su questo
argomento.
Con la Corea del Sud il problema principale riguarda le cosiddette "comfort woman", centinaia di migliaia di donne e
ragazze prelevate dai campi e utilizzate in bordelli gestiti dai militari durante il periodo coloniale (1910-1945).
Nonostante le tante testimonianze, il Giappone ha faticato a riconoscere le sue responsabilità . In una recente
conferenza stampa congiunta, il Ministro degli Esteri di Tokyo, Katsuya Okada, ha chiesto scusa per le terribili
sofferenze che il suo paese ha inferto ai coreani durante la trentennale occupazione. Almeno in questo caso, il
processo per una normalizzazione dei rapporti diplomatici, sembra ben avviato.