65 anni fa il bombardamento atomico
su Hiroshima

L'Imperatore Akihito Tutti ricordano la data del 6 agosto del 1945 quando l'Enola Gay del colonnello Paul Tibbets sganciò sulla città giapponese di Hiroshima la prima bomba atomica della storia dell'umanità . La deflagrazione, avvenuta a 600 metri di altezza, provocò la morte di oltre 140.000 persone tra quelli che perirono istantaneamente e quelli che morirono nel giro di pochi giorni per le bruciature e gli effetti delle radiazioni. Tre giorni dopo, il 9 agosto, la scena si ripetè sulla città di Nagasaki dove morirono, con le stesse modalità, 80.000 persone.

Venerdi 6 agosto del 2010 a Hiroshima, come ogni anno, si svolgerà la commemorazione ufficiale alla presenza delle alte cariche dello Stato. Quest'anno, per la prima volta, sarà presente l'ambasciatore degli Stati Uniti che, quindi, presenzierà all'evento in compagnia dei diplomatici di Francia e Gran Bretagna. Da sottolineare anche la presenza, sempre per la prima volta, di un Segretario Generale delle Nazioni Unite, nella fattispecie del coreano Ban Ki-moon. La presenza americana è particolarmente significativa in quanto gli Stati Uniti, ufficialmente, non hanno mai mostrato, almeno fino a ora, rimorso o pentimento per quel bombardamento atomico. Molti giapponesi si domandano ancora sul vero motivo del lancio di ben due atomiche sul Giappone quando il Paese, ormai allo stremo delle forze e senza più una difesa militare degna di nota, era sul punto di capitolare. Il motivo ufficiale americano era che si voleva terminare subito la guerra ed evitare un'invasione del suolo giapponese che, quasi sicuramente, sarebbe stata difficile e avrebbe comportato un altissimo tributo di sangue. La vera ragione, fu, probabilmente, un'altra: lanciare un segnale forte alla nascente potenza rappresentata dall'Unione Sovietica che, in quei mesi, finita la guerra in Europa, si stava pericolosamente avvicinando all'arcipelago giapponese. Il duplice bombardamento lo si potrebbe considerare come il primo episodio della cosiddetta Guerra Fredda che sarebbe scoppiata di lì a breve per concludersi solo alla fine degli anni '80. A chiedere la ricerca della verità sono soprattutto i sopravissuti di quell'olocausto che in Giappone vengono chiamati "hibakusha".

A marzo del 2009 il governo ha riconosciuto l'esistenza di 235.569 hibakusha a cui lo Stato riconosce una sovvenzione mensile di 140.000 yen per le cure mediche degli effetti delle radiazioni. La condizione di hibakusha spetta a chi ha vissuto in una delle due città al momento del bombardamento o a chi ha visitato le zone di Hiroshima e Nagasaki entro le prime due settimane dallo scoppio delle bombe.
Non mancano neanche chi sopravvisse ad entrambe le bombe, un doppio hibakusha; il governo ha concesso questo particolare status solo a Tsutomu Yamaguchi anche se sono un centinaio coloro che ebbero la sventura di essere in entrambe le città durante il bombardamento atomico.
Yamaguchi nel 1945 lavorava a Nagasaki per la Mitsubishi e venne mandato a Hiroshima in viaggio di lavoro. Il 6 agosto si stava preparando a rientrare a Nagasaki quando fu sorpreso, in ufficio, dallo scoppio della bomba ad appena tre chilometri da dove si trovava. Rimase temporaneamente cieco e con varie importanti bruciature sul corpo. Ricoverato in ospedale, venne quasi subito dimesso. Rientrò a Nagasaki per continuare le cure, ma nonostante le ferite profonde che coprivano il suo corpo, volle tornare al lavoro. Il 9 agosto stava raccontando al suo superiore il bombardamento di Hiroshima quando un'altra bomba atomica cadde sulla sua città. Questa volta rimase illeso, ma, nelle settimane successive, non riuscì a trovare un ospedale per continuare le cure di cui necessitavano le sue ferite. Nel 1957 lo Stato gli riconobbe lo stato di hibakusha e solo il 24 marzo 2009 il governo gli riconobbe lo stato di "doppio sopravissuto". A gennaio del 2010 morì a seguito di un tumore allo stomaco.

Questi sopravvissuti hanno dovuto vivere per anni nel silenzio a causa di una colpevole discriminazione nei loro confronti: per lungo tempo si credeva, erroneamente, che le malattie di cui soffrivano, a causa delle radiazioni, fossero contagiose. Anche i loro figli, anche se nati dopo la guerra, difficilmente trovavano lavoro e molti, per poter avere una vita sociale normale, dovettero negare di essere dei hibakusha. Ora i sopravissuti vengono fuori e hanno voglia di far sentire le loro ragioni e le loro storie affinchè i giovani non dimentichino a quali barbarie la guerra aveva trascinato l'umanità.


Per la cronaca degli eventi, con alcune considerazioni, leggete QUI